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Consolida i debiti e migliora il tuo stato di pagatore

Consolida i debiti e migliora il tuo stato di pagatore

Sai cosa sono il punteggio di credito e il merito creditizio? Possono fare la differenza per il tuo stato dicattivo pagatore. Scopri di più su questi due parametri e come migliorarli grazie al consolidamento dei debiti.

L’identikit del pagatore: punteggio di credito e merito creditizio

Nel momento in cui una persona decide di richiedere un prestito,l’istituto finanziario deve stilare un identikit che consenta di classificare, o meglio, di definire dei parametri oggettivi che rispecchino la reale condizione economica del richiedente.

Va considerato che per un ente creditizio, sia che si tratti di istituti di credito come le banche, o di un ente statale che fornisce prestiti ai propri affiliati come l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS), non è semplice definire quali sono le caratteristiche di uno specifico soggetto, soprattutto se questo è alla sua prima esperienza.

Una persona può essere onesta, integerrima e precisa, ma definire la sua specifica capacità, o volontà, di restituzione di un prestito è un compito arduo anche per l’operatore più esperto.

Se siamo intenzionati a richiedere un prestito, dovremmo entrare in confidenza anche con alcuni termini tecnici che ci possano aiutare. Uno di questi è il punteggio di credito.

Il punteggio di credito, o punteggio di accettazione, è un’espressione che si sta facendo conoscere anche tra i non addetti del settore, perché è su questa che si basa l’eventuale approvazione di un finanziamento da parte di un istituto del credito.

Il punteggio di credito viene a crearsi grazie allo storico delle transazioni di credito del richiedente: ogni persona che abbia fatture o utenze da pagare è in un certo senso schedato, ha la sua cartellina personale presso gli enti creditori con tutti i dati relativi ai pagamenti che lo riguardano, sia positivi che negativi, dalle rate di rimborsi regolarmente pagate, ai ritardi nei pagamenti delle bollette.

In base allo storico e al modo in cui il richiedente ha gestito il proprio credito, l’ente erogatore valuta come potrebbe essere gestito il credito in futuro.

Un altro valore da tenere in considerazione è il merito creditizio, che indica la nostra affidabilità economica e finanziaria in qualità di richiedenti.

Fuori dall’Italia è conosciuto come “credit score” e non è altro che un indice che sancisce il ranking di un utente, ovvero la posizione nella graduatoria dei profili di tutti i richiedenti.

Il merito creditizio si basa su tre componenti:

 

  1. la storia creditizia: si analizzano la capacità del richiedente di saper essere puntuale nei pagamenti relativi ai debiti del passato (solitamente avviene per mezzo di interrogazioni (consultazioni) presso banche dati specializzate)
  2. il livello di indebitamento al momento della una nuova richiesta di prestito: si valuta la quantità dei vincoli finanziari in corso d’opera, l’importo richiesto e le entrate economiche in essere del richiedente
  3. la situazione professionale e reddituale: si considerano le entrate fisse, inclusi gli stipendi, le pensioni, il fatturato e la situazione lavorativa generale del richiedente (dunque anche il tipo di contratto e l’anzianità lavorativa)

 

Questi sono i parametri principaliche l’istituto finanziario deve tenere in considerazione per accettare o meno una richiesta di finanziamento da parte di chiunque.

 

Come avviene la valutazione? Si può migliorare il proprio punteggio creditizio?

Come vengono utilizzati questi parametri in occasione di una valutazione? E possono essere migliorati ouna volta essere stati “timbrati” con questi valori non si può fare nulla per modificarli?

Per prima cosa, bisogna precisare che sottostare ad alcuni parametri non è sempre un male: benché l’idea di venire “etichettati” con un valore di cui sappiamo poco o nulla possa risultare fastidioso, anche quando si tratta di cose di poca importanza, rientrare in un meccanismo che tenti di valutare migliaia di profili in modo neutrale e non personale va a favore sia degli istituti di credito sia di chi vi si approccia.

Il punteggio di credito e il merito creditizio infatti fanno parte di un metodo che tenta di scongiurare i rischi economici più elevatiper tutte le parti coinvolte, permettendo agli istituti di credito di agire basandosi su dati oggettivi e di tralasciare qualsiasi aspetto soggettivo.

Questo avviene perchéentrambi i parametri sono legati da un rapporto inversamente proporzionale al tipo di proposta finanziaria che un ente erogatore può offrire: minore è il punteggio creditizio (e di conseguenza generalmente anche il merito creditizio) con cui viene classificato un richiedente, maggiore sarà il costo del prestito che sarà possibile erogare (e viceversa).

Il merito creditizio può entrare in gioco per svariate ragioni diverse, tutte legittime. Ad esempio, è utilissimo nel velocizzare il conseguimento di prestiti importanti (altro modo per dire cospicui) ed è determinante per la possibilità di accedere a finanziamenti a tassi di interesse inferiori.

La seconda cosa da precisare è chequesti due parametri sono diversi per ogni richiedente, così come è diversa la storia creditizia di ogni richiedente. Non è detto infatti che due persone che apparentemente hanno molte cose in comune, come essere entrambi proprietari di una casa e di un’auto, debbano poi essere valutati allo stesso modo.

Due amici potrebbero lavorare nella stessa azienda, guadagnare lo stesso quantitativo di denaro, ma avere un rapporto diverso con i pagamenti: l’uno potrebbe essere sempre stato puntuale, l’altro invece potrebbe aver fatto scadere diverse bollette prima di provvedere al pagamento (o non averle pagate affatto).

In questo caso naturalmente, chi ha il punteggio di credito migliore riceverà proposte su prodotti finanziari a tassi di interesse sicuramente più vantaggiosi rispetto a chi ha un punteggio di credito che deve tenere conto dei pagamenti insoluti.

Come già accennato, è tramite lo studio della cronologia creditizia del richiedente che l’istituto finanziario va a formulare una previsione su come il richiedente stesso potrebbe gestire l’investimento desiderato.

Trattandosi di indici e di valori che tengono conto di fattori passati e presenti e che si aggiornano ad ogni mutamento della cronologia creditizia del richiedente, comunque, sono suscettibili a modifiche.

Considerando che con il passare del tempo la storia creditizia di un individuo muta, ovvero andrà ad ampliarsi con tante più informazioni e dati quanto più sono i nuovi eventi legati al suo credito(quali potrebbero essere gli acquisti di nuovi immobili, per esempio), la valutazione del profilo potrebbe migliorare.

Dal lato operativo, il punteggio di credito e il merito creditizio servono all’ente erogatore non solo per determinare il tasso di interesse del nuovo prestito richiesto ma anche per valutare l’adeguatezza dell’ammontare della liquidità richiesta.

Il tutto viene effettuato sempre e solo per garantire proposte coerenti, che possano essere alla portata del richiedente senza causargli ulteriori impegni finanziari sconvenienti, che potrebbero ripercuotersi anche su chi è a lui vicino.

La risposta alla domanda che ci siamo posti è dunquesì: si può migliorareil proprio punteggio creditizio e dunque la propria situazione di pagatore. L’importante è cercare di muovere i passi nella direzione corretta.

 

Consolidare i debiti per migliorare lo stato di pagatore

Per parlare della giusta via da percorrere, introduciamo la descrizione di una situazione che sta diventando sempre più frequente in Italia.

Un soggetto che abbia fatto ricorso ad uno o più prestiti nel corso della propria storia, siano stati usati per foraggiare un progetto lavorativo, una ristrutturazione abitativa o anche solo un desiderio personale, si ritrova spesso nella sgradevole condizione di dover far fronte a differenti rate di restituzione e a differenti tassi di interesse, che non sempre sono ugualmente convenienti. La cosa peggiore è che si ritrova soprattutto a dover sopportare uno stress di tipo psicologico non indifferente dovuto alla condizione stessa di essere in debito con più enti, oltre ad essere costretto a raccapezzarsi materialmente tra tutte le rate e le relative scadenze.

Se abbiamo definito l’attendibilità creditizia di uno specifico soggetto come la sua capacità di restituzione di un debito, unita alla sua effettiva restituzione (cioè la chiusura del rapporto creditizio tramite il pagamento dell’ultima rata), dobbiamo tuttavia aggiungere cheagli istituti di emissione non interessa tanto il numero di debiti che un soggetto ha contratto nel tempo (o almeno non sempre e non solo), ma la specifica e semplice propensione alla restituzione.

In parole povere, per un ente finanziario, la concessione del prestito va considerata un investimento economico, per cui il vero obbiettivo è ridurre al minimo le possibilità che un tale passo possa portare ad una risoluzione del rapporto creditizio senza l’effettiva restituzione.

Una volta che si definiscono queste basi è facile comprendere perché per una società creditizia esistano delle differenze sostanziali tra un soggetto con una storia creditizia integerrima ed uno che non ha mai richiesto un prestito.

Paradossalmente, un soggetto che non ha mai contratto un debito e non lo ha mai restituito è un’incognita dal punto di vista delle società di credito e per tale condizionestabilire dei rapporti finanziari potrebbe anche risultareun azzardo.

Un soggetto che risulta essere storicamente un debitore, specialmente se oltre alle normali caratteristiche scremanti (lavoro, proprietà, ecc…) ha alle spalle delle reali esperienzein rimborsi di prestiti, può rappresentare un investimento più sicuro rispetto a chi non ha dati da fornire sui propri comportamenti finanziari.

Fatte queste dovute premesse, necessarie per comprendere il tipo di terreno in cui ci si trova a muoversi, risulta lapalissiano che un soggetto che voglia acquisire attendibilità creditizia ha dinnanzi a sé differenti possibili percorsi.

Facendo un esempio pratico, possiamo considerare un soggetto che ha contratto un debito per la ristrutturazione della propria abitazione e si trova nel pieno del rimborso; poco tempo dopo è costretto a dover richiedere un secondo prestito per promuovere la propria attività lavorativa, aggiungendo unaseconda ratada pagare a quella precedente.

Se dovesse fare ricorso ad un nuovo prestito per un terzo motivo sopraggiunto, la situazione per il protagonista di questa storia comincerebbe a complicarsi notevolmente, al punto da poter compromettere anche il bilancio familiare oltre a quello personale.

Invece di continuare a pagare tre differenti rate, a tassi diversi, potrebbe prendere in considerazione l’idea di consolidare tutti i suoi debiti: potrebbe cioè decidere di fare richiesta per un nuovo prestito,definito prestito di consolidamento debiti, che ha lo scopo di unire tutti i prestiti in corso in un unico nuovo finanziamento, nettamente più conveniente perché ad un tasso di interesse minore rispetto a quello degli altri finanziamenti in contemporanea che deve essere ripagato ovviamente in una unica rata, anche questa più conveniente.

Tenendo conto che con un prestito di consolidamento debiti si può richiedere anche liquidità in più (liquidità che può essere utilizzata per rimborsare i prestiti precedentemente attivi), il soggetto riesce a far fronte alle nuove scadenze senza sentirsi con l’acqua alla gola e senza cadere negli ennesimi ritardi.

Saldando i pagamenti e continuando a dimostrare di riuscire a far fronte alle scadenze, riesce a migliorare la propria condizione creditizia agli occhi degli enti erogatori, risultando attendibile come pagatore.

 

Consolidare i debiti sì, ma meglio se con la cessione del quinto

Esiste una modalità tramitela quale si possono consolidare i debiti anche se si è segnalati come cattivi pagatori,quando cioè la condizione propria finanziaria risulta compromessa in modo grave anche per gli standard degli enti di emissione: non tutti gli enti sono disposti a valutare positivamente le richieste di finanziamento o a proporre prodotti vantaggiosi se messi davanti ad una cronologia creditizia estremamentetravagliata.

La soluzione perfetta in questi casi è rappresentata dalla cessione del quinto. È divenuta una formula ormai molto conosciuta, fruibile per chi ha un contratto a tempo indeterminato nel settore pubblico o in quello privato o che percepisca una pensione: il rimborso infatti avviene tramite trattenuta di un quinto (al massimo) dello stipendio o della pensione. Proprio perché si basa sulla presenza della busta paga (o del cedolino della pensione), non richiede praticamente altre garanzie e a livello burocratico è estremamente facile e rapido da mandare avanti.

Si tratta di un prodotto finanziario importante e come tale va trattato: consigliamo come sempredi rivolgersi ad un consulente del credito per l’avvio di qualsiasi pratica finanziaria, soprattutto se si parla di consolidamento dei debiti, perché da questo dipende il modo in cui si viene percepiti dagli istituti di credito e la nostra capacità di risolvere i problemi economici futuri.