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L’anticipo del TFS: liquidità senza attese

L’anticipo del TFS: liquidità senza attese

 

Ti sei appena pensionato e speravi nel TFS per raggiungere un importante traguardo? Ti sei imbattuto nelle lunghe attese della burocrazia e pensi di dover dire addio ai tuoi sogni? Scopri se l’anticipo del TFS fa per te e i tuoi progetti.

La pensione in Italia: La Mecca del fine servizio

In Italia, vista la situazione economica statale, è sempre più complesso raggiungere la pensione. E’ diventata una sorta di viaggio a La Mecca riuscire a far maturare sia gli anni di servizio che l’anzianità per ottenere una pensione che soddisfi la maggior parte dei dipendenti statali. Le cause di ciò vanno ricercate nelle difficoltà che ha generato il periodo storico italiano, nell’età media di inserimento nel mondo del lavoro stabile e nel susseguirsi di cambiamenti legati ai requisiti da possedere per poter accedere alla pensione stessa.

Oltre a questi “normali” problemi che possono verificarsi e alle sorprese burocratiche, va preso in considerazione che molti futuri pensionati devono fare i conti con le lungaggini burocratiche e le dinamiche di pagamento non del tutto lineari che lo Stato deve mettere in atto per rallentare l’erogazione del denaro ogni singolo anno.

Molte persone, prima ancora di andare in pensione e di terminare il proprio rapporto di lavoro statale, prendono in considerazione soluzioni alternative finalizzate al reperimento di liquidità al termine del loro periodo lavorativo, specialmente nel caso in cui si debbano affrontare spese impreviste o situazioni di contingenza.

Liquidità oltre la pensione: il TFS

Un’altra emozione data dall’andare in pensione consiste nel poter usufruire di una certa quota di indennità, elargita al neo pensionato del settore pubblico: il TFS, ovvero il Trattamento di Fine Servizio.

Il Trattamento di Fine Rapporto è l’indennità che viene corrisposta a tutti i dipendenti del settore pubblico che sono stati assunti a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000.

Nello specifico, si tratta di una somma maturata nel corso degli anni di servizio, che ha la funzione di ammortizzare la transizione tra realtà lavorativa e pensionistica, o in più rari casi tra realtà lavorativa e cambio della stessa.

Tale Trattamento segue prestazioni differenti, a seconda dell’amministrazione presso la quale l’ex dipendente ha prestato servizio. In particolare, rientrano nel TFS tre diversi tipi di “liquidazione”:

 

  1. La cosiddetta Buonuscita (Indennità di Buonuscita), l’IBU, di cui possono beneficiare i dipendenti statali presenti in numero maggiore in Italia: i dipendenti dei Ministeri, della Scuola e dell’Università, delle Agenzie Fiscali e dell’AFAM
  2. Il Premio di Servizio, IPS (Indennità Premio di Servizio), i cui diretti interessati sono i dipendenti delle Regioni, del Servizio Sanitario Nazionale e degli Enti Locali
  3. L’Indennità di Anzianità, l’IA, disposta per i dipendenti degli Enti Pubblici non Economici e delle Camere di Commercio.

La semplicità dell’ottenimento del TFS, corrisposto da ufficio e non tramite istanze da presentare, è considerata all’unanimità il fattore vincente di questo “premio” di fine carriera. Proprio come lo stipendio statale o la pensione, il TFS viene accreditato in modo autonomo e, in questo caso, regolato dall’ente creditore predisposto, senza che il destinatario della liquidazione debba muovere un dito.

Il TFS è un fatto positivo per chi, in pensione da poco o in procinto di andare in pensione, può finalmente pensare di realizzare tutti quei progetti messi da parte per mancanza di tempo o per mancanza di liquidità, o ancora per evitare di appesantirsi inutilmente a livello finanziario. 

Basta il pensiero di una crociera con il partner, sempre desiderata ma sempre considerata un lusso, rimandata ad un domani non definito; oppure l’idea dell’acquisto di una seconda casa per permettere ai figli di rimanere nell’edificio in cui sono cresciuti e in questo modo aiutarli con le loro finanze; o, ancora, l’intenzione di avviare una propria attività, anche tramite un progetto ricreativo ma remunerativo, idea mai presa davvero sul serio perché troppo dispendiosa per via della spinta finanziaria iniziale di cui essa necessita. 

Il Trattamento di Fine sembra il premio perfetto per chiudere in bellezza con il proprio lavoro.

Eppure è proprio così? Scopriamo l’unico, forse, difetto del TFS.

TFS: attendere prego…

L’indennità di cui stiamo parlando dunque non è altro che un insieme di fondi versati nel corso degli anni di servizio, in parte dal datore di lavoro ed in parte dal lavoratore, che va restituita al lavoratore dopo la cessazione del rapporto di lavoro, ed è qui che le cose diventano complesse.

In caso di settori pubblici, come già avviene per tutti gli altri aspetti dello Stato, la congestione gestionale ed economica in cui lo Stato versa porta a dilazionare i tempi di fruizione di tali fondi e sono necessari tempi estremamente lunghi e che differiscono in base alla condizione per cui il contratto di lavoro è venuto a terminarsi.

 Contrariamente a quanto si spera, dunque, il TFS non viene erogato in un’unica soluzione. L’indennità di fine servizio viene infatti rateizzata coerentemente con l’ammontare della liquidità. Nel dettaglio, la liquidazione viene erogata:

 

  • in una rata unica se l’ammontare complessivo, ovviamente al lordo delle trattenute fiscali, non supera i 50.000 euro
  • in due rate annuali, nel caso in cui l’ammontare dell’indennità sia compreso tra i 50.000 euro e i 100.000 euro (il primo importo in questo caso sarà pari alla metà del totale e il secondo, erogato solo dopo 12 mesi, sarà pari alla metà rimanente)
  • in tre importi annuali, per un ammontare pari o superiore ai 100.000 euro (in questo caso, le prime due rate avranno eguale importo di 50.000 euro, mentre la terza sarà pari all’importo residuo)

Tale gestione dell’erogazione è una conseguenza della Legge di stabilità 2015, che disciplina le politiche economiche del paese.

Inoltre, come si può notare già nell’elenco sopra, alle rate annuali con cadenza a 12 mesi come minimo, vanno aggiunti anche ulteriori ritardi. E sono proprio i ritardi il vero problema del settore pubblico. Essi dipendono dalla motivazione che ha portato alla cessazione del rapporto di lavoro.

Il tempo di attesa standard per chi ha maturato la pensione di vecchiaia infatti si aggira intorno ai 12 mesi (a cui si aggiungono 90 giorni) dopo aver compiuto i 67 anni di età, ma variano anche come segue:

 

  • attesa di 12 +3 mesi per rapporto di lavoro cessato per pensionamento di vecchiaia
  • attesa di 12 +3 mesi per rapporto di lavoro cessato per collocamento a riposo d’ufficio
  • attesa di 12 +3 mesi per rapporto di lavoro cessato per scadenza contratto a termine
  • attesa di 24 +3 mesi per dimissioni volontarie

Lo stesso discorso vale, anzi si fa peggiore, anche per chi ha sfruttato o ha intenzione di sfruttare i canali di pensionamento anticipato:

 

  • nel caso in cui un uomo decida di anticipare il pensionamento perché ha già maturato 42 anni e 10 mesi di contributi (nel caso in cui sia una donna dovrà aver maturato 41 anni e 10 mesi di contributi), indipendentemente dall’età raggiunta, secondo i requisiti previsti dalla legge Fornero, dovrà aspettare almeno 24 mesi (più 90 giorni) per vedere la propria indennità elargita
  • chi va in pensione sfruttando Quota 100 può ritirarsi anche a 62 anni di età con 38 anni di contributi versati, ma dovrà attendere comunque il raggiungimento dei 67 anni (che è l’età pensionabile stabilita dalla Legge Fornero). Dunque, in questo caso il neo pensionato per ottenere il TFS dovrà attendere comunque un periodo di tempo di 5 anni dal ritiro dal lavoro e un ulteriore periodo minimo di 12 mesi (che può arrivare ad un massimo di 24) + 90 giorni perché l’INPS riesca ad erogare l’intera cifra

Sembra che lo Stato abbia fatto di tutto pur di evitare di erogare grosse liquidità, anche se spettanti di diritto ai destinatari come frutto di anni di duro lavoro. La Legge di Stabilità è una manovra che vuole tenere a bada l’indebitamento dello Stato, è vero, ma causa comunque disagio ai cittadini verso cui è rivolta.

Anticipo TFS: finanziamento conveniente per tutti

In quest’ottica risulta chiaro che un lavoratore che necessiti di fondi si ritroverebbe in difficoltà a dover aspettare i tempi tecnici statali.

In questi casi risulta assai più pratica e veloce una richiesta particolare: l’anticipo del TFS.

È stata introdotta questa forma (e possibilità!) di pagamento anticipata proprio per sopperire ai tempi troppo prolungati di attesa per la liquidazione del TFS.

Questa soluzione ormai applicata da molti si è rivelata una scelta risolutiva al 100%, perché molto più veloce dei normali tempi burocratici di fruizione del TFS vero e proprio.

L’anticipo del TFS è perfettamente calzante nel caso di dipendenti pubblici.

Al contrario del TFS, tuttavia, questa forma di anticipo non viene erogata in modo automatico, bisogna infatti farne esplicita richiesta.

La richiesta di cui parliamo altro non è che un’operazione di finanziamento o di prestito presso un Istituto Bancario.

Si tratta di un prestito personale tutelato dalla cessione dei crediti che il pensionato o l’ex dipendente ha nei confronti dell’Ente pensionistico.

L’anticipo finanziario del TFS per dipendenti pubblici è dunque un prestito che consente di ottenere una parte o l’intera indennità maturata, ma non ancora erogata, aggirando i tempi ordinari di attesa.

 

I vantaggi della richiesta di anticipo del TFS sono numerosi:

 

  • si può fare richiesta anche avendo altri finanziamenti attivi, con cessione del quinto o in altra modalità
  • può arrivare fino al 100% di quanto maturato al netto del calcolo del TFS
  • può arrivare 45.000 euro con tasso agevolato come previsto dall’accordo quadro
  • il rimborso viene effettuato tramite proposte vantaggiose di cessione del quinto (per questo a volte l’anticipo viene definito Cessione del quinto TFS), in maniera dipendente al trattamento di fine servizio maturato
  • non trattandosi di emolumenti assoggettati all’imposta sui redditi perché non incidenti sul reddito imponibile, non va indicato nelle dichiarazioni dei redditi (sia che si tratti di dichiarazioni in busta paga o in certificazioni uniche)

Ciò che è necessario per sottoscrivere un contratto di anticipo TFS comprende i documenti personali (carta di identità e codice fiscale), gli ultimi cedolini della pensione, l’ultimo CUD e il prospetto TFS.

 

La concretezza della cessione del credito TFS con il consulente finanziario

Non si può negare che l’anticipo del TFS abbia un certo fascino.

Anche perché si sviluppa con metodi semplici e risolutivi in compensazione a una situazione fatta di attese frustranti.

La sua forza sta nella semplicità.

L’unica condizione fondamentale da considerare per poter ottenere il finanziamento (che si può considerare una vera e propria cessione del credito TFS) è la cessione in favore dell’ente di credito delle rate del proprio TFS.

Tuttavia c’è un consiglio da ricordare. Ed è solo uno: affidarsi agli esperti.

Rivolgersi ad un consulente, anche se non è obbligatorio, è sempre vantaggioso.

Affidarsi ad un esperto in finanza per fare richiesta di prestito con cessione è la scelta migliore, anche in questo caso, per risparmiare tempo e sforzi. Avere dalla propria parte una figura professionale del settore permette di snellire i tempi di ricerca perché è a conoscenza degli aspetti giuridici e fiscali su cui basare ogni mossa e sa cosa ci si deve aspettare da ogni richiesta.

Chiedere una consulenza non equivale ad ammettere una propria mancanza, anzi. Significa mostrarsi intelligenti nel gestire al meglio il tempo della propria vita, basando i pensieri e le azioni sulla concretezza. Concretezza data da appunto l’intervento di un bravo consulente finanziario.

Una volta entrati nella mentalità in cui non bisogna più dipendere dalle regole altrui e si può decidere del proprio denaro e del proprio tempo, si aprono mille possibilità.

Se queste possibilità devono essere messe da parte, dopo anni di sacrifici, dai lunghi tempi di attesa della burocrazia, esse perdono la loro ragione di esistere. 

La richiesta di finanziamento per l’anticipo del TFS tramite cessione delle rate del TFS è l’unico modo attualmente legale, pratico, senza truffe e semplice con cui chi va in pensione può finalmente godersi il giusto riconoscimento, che, ricordiamolo, ha maturato per diritto. E di goderne in tempi ragionevoli, approfittando degli anni post-lavoro attivamente, continuando la propria vita con nuovi progetti, e non passivamente ad aspettare.