Consulenza gratuita

02 8088 7995

Prestiti garantiti per insegnanti (di ruolo e precari)

Prestiti garantiti per insegnanti (di ruolo e precari)

Essere un insegnante ti permette di fare richiesta per un prestito quando pensi che ce ne sia il bisogno. Che tu sia in ruolo o precario hai la possibilità di scegliere tra diverse soluzioni personalizzate proprio per la tua figura professionale.

 

Fare o essere insegnante: questo è il problema

Nel corso della storia, l’insegnamento è diventato arte.

Riuscire a tramandare il sapere e la conoscenza è stato sempre visto come una capacità fuori dal comune, quasi un potere sovrannaturale. Il motivo principale di tanta considerazione è da ricercare nella nostra stessa preparazione scolastica o nella nostra cultura: studiamo e apprendiamo dalla vita che molti grandi menti del passato sono riuscite ad arrivare ai giorni nostri, non tramite la criogenia (un traguardo ancora lontano per come ce la immaginiamo noi), ma grazie alla capacità di quelle stesse menti, filosofi e scienziati, di tramandare quanto avevano scoperto o inventato. Riuscire a resistere al tempo, superare metaforicamente la morte e arrivare fino a noi dopo secoli o millenni è un fatto straordinario. Tramandare, altro non è, che insegnare. Insegnare però non è da tutti. Un conto è raccontare, un altro conto è far capire. In assenza di persone in grado di insegnare, il sapere rimarrebbe circoscritto alla sola mente di chi lo ha raggiunto, lasciando il resto del mondo fuori nella beata ignoranza. Noi come umanità non sapremmo nulla di quanto è accaduto in passato, né saremmo in grado di fare previsioni sul futuro, se non ci fosse stato qualcuno che per primo nella storia si è messo a “spiegare” (dal latino “togliere le pieghe”) perché un’altra persona apprendesse una nuova arte, un novo mestiere, una nuova idea.

 

Al giorno d’oggi sembra che questa importanza del tramandare sia stata dimenticata.

Al giorno d’oggi gli insegnanti sono spesso sottovalutati. 

 

Seppure l’insegnante venga riconosciuto dalla maggioranza delle persone come l’unica figura professionale su cui si basa l’educazione scolastica (e spesso comportamentale) dell’individuo dall’età dell’infanzia all’età adulta, è vero pure che oggi il maestro o il professore non sono adeguatamente stimati.

Nonostante il sapere, la comprensione, le abilità logico matematiche, quelle di relazione e di confronto comincino a formarsi tra i banchi di scuola, il docente è solo un dipendente statale.

 

E deve anche considerarsi fortunato!

 

Perché nonostante su di lui gravi il peso di un futuro di qualità per merito del suo intervento istruttivo sulle giovani menti, dovrebbe farsi bastare la sua figura come mero dipendente e non come persona che aiuta la società. Poi, prende uno stipendio fisso, che di questi tempi è una gran fortuna. E la cosa dovrebbe chiudersi così.

È vero che fare l’insegnante è un lavoro, un mestiere, e come tale è pensato per sostentare, non solo per portare avanti il futuro.

Ma c’è anche chi è insegnante. Chi si sente insegnante. Chi sente questo lavoro come una missione, è interessato alla vita dei propri studenti a tutto tondo, perché senza le nuove generazioni a portare avanti quanto viene appreso, il mondo non va da nessuna parte. Pensando ai propri sogni, pensa anche a quelli dei suoi allievi.

Ed è qui che nascono i primi dilemmi.

Il superpotere degli insegnanti: sognare per i figli e per gli studenti

Un insegnante spesso fa le veci dell’educatore, oltre che di insegnante. Si avvicina allo studente e cerca di fargli entrare in testa non solo l’ultimo teorema matematico, ma anche perché piove, o come funziona il corpo umano e come mantenersi in salute, chi è stato seduto prima di lui al suo stesso banco e perché, chi ha scoperto i raggi X e spesso anche come relazionarsi con il resto del mondo, sia quello degli adulti che quello dei coetanei.

Andare a scuola è davvero un grande impegno, considerando questo punto di vista.

Un insegnante, poi, interfacciandosi con gli alunni, pur rimanendo professionale, non può non provare una sorta di vicinanza umana, una empatia particolare per quella forma di vita più giovane, che ancora ha molto da vivere e con poca esperienza. Accade spesso, soprattutto se ad insegnare è un genitore.

Gli alunni raramente mantengono le distanze da un professore che riesce a coinvolgerli nelle attività scolastiche e nei momenti di confidenza in cui si racconta un po’ della vita privata e dei sogni di vita, capita di risentire le stesse parole dei propri figli. E’ un fatto non banale, questo, che spinge un docente a impegnarsi ancora di più nella propria quotidianità al lavoro, come se aiutare i figli degli altri possa in qualche modo aiutare anche i propri figli.

In un certo senso è così, perché frequentare gli studenti, in qualche modo rende i genitori più recettivi e comprensivi nei confronti dei desideri espressi dai figli.

Un insegnate potrebbe tramandare praticamente qualsiasi cosa lui abbia imparato nel corso della vita. Ma può farlo anche a casa. Senza stipendio, con i propri figli. Questo è il superpotere di un insegnante. Non smettere di esserlo mai.

Da lui dipendono infatti sia il futuro della scuola che il futuro della propria famiglia.

Uno dei dilemmi, quindi, che confonde è: quanto posso dare io, da insegnante, rispetto a quanto ricevo in cambio?

Non si tratta di tornaconto egoistico, sia chiaro, si tratta di trovare un equilibrio tra lavoro e vita privata, in modo tale che uno non renda impossibile l’esistenza dell’altro.

Se da un lato insegnare a inizio carriera, da precari, è duro quando nessuno dipende dalle nostre scelte, dall’altro diventa complicato se invece siamo in coppia e/o con figli.

Sognare di poter lavorare con un giusto compenso per sostentare la famiglia è giusto.

Ma anche desiderare qualcosa in più è giusto.

Tuttavia di questi tempi sembra che sognare per se stessi sia un lusso e sognare per i propri figli sia impossibile. Anche con uno stipendio statale.

 

La vita di un insegnante: prima la precarietà, poi la giustizia

Quando si parla di lavoro come “insegnante”, di solito si pensa subito al lavoro fisso, al lavoro statale.

In una famiglia, che uno dei due genitori sia in grado di portare a casa uno stipendio in modo costante, tutti i mesi, non importa cosa succede fuori dalle mura domestiche, che caschi il mondo (o che arrivi una pandemia mondiale!), è fonte di tranquillità e sicurezza, sia per i genitori che per i figli. Perché i figli percepiscono subito quando qualcosa non va, quando c’è tensione nell’aria. E senza un minimo di certezza economica sicuramente anche l’umore non può essere dei migliori.

Lo sanno bene gli insegnanti, anche quelli che ormai praticano da anni.

Ciò che non sanno gli altri, invece, è che prima di raggiungere una posizione lavorativa stabile, gli insegnanti devono fare gavetta.

La gavetta di solito si articola in periodi sconnessi di supplenze di pochi giorni o settimane, raramente di un intero anno scolastico. Le convocazioni arrivano in base ad una graduatoria: più punteggio hai, più hai probabilità di essere convocato per insegnare. Quindi un insegnante sa cosa significa cercare di scalare una classifica che si basa sul numero di supplenze fatte, quando queste non sono mai certe o periodiche. Un insegnante sa che dovrà convivere con la precarietà agli inizi del suo percorso: non sapere se al termine di una supplenza starà a casa senza stipendio o se riceverà subito un altro incarico, se dal mese successivo potrà fare progetti più grandi del fare la spesa, come comprare una casa o pensare di fare un figlio, o se dovrà ancora rimandare.

Questo periodo può durare tra i 5 e i 7 anni, ma può prolungarsi.

Nel corso di questo intervallo di tempo, accumulando punteggio grazie all’esperienza, se tutto va bene le supplenze si fanno via via più frequenti e lunghe, fin quando non arriva la tanto agognata chiamata per l’immissione in ruolo: il momento in cui si riceve la proposta di lavoro a tempo indeterminato.

Se hai provato quella piacevole sensazione di un contratto a tempo indeterminato, sai di cosa stiamo parlando. È l’ultimo step prima di salutare per sempre una vita di incertezza. Sembra quasi una sentenza, ma positiva. Una sentenza di salvezza. Una parola di giustizia che finalmente fa valere i tuoi anni di sacrifici e di dubbi.

 

Migliorare il proprio tenore di vita (anche da docente precario) con i prestiti garantiti

Sembra che giunti a questo punto, tu possa fare un sospiro di sollievo.

Puoi cominciare a fare programmi, ad organizzare la tua vita (che prima invece era in balia delle scelte degli istituti scolastici) e fare un po’ di ordine tra le idee.

Che tu voglia allargare la tua famiglia, che progetti di sposarti, di trasferirti o di comprare casa, ora puoi farlo.

La tua vita è in mano tua. Puoi fare tutto quello che vuoi. Ok, quasi tutto quello che vuoi, ma puoi cominciare da uno qualsiasi dei tuoi progetti. Il primo.

E non pensare di non poter programmare assolutamente nulla se invece sei ancora all’inizio della scalinata lavorativa e i tuoi anni da precario non sono finiti. Esistono occasioni da non perdere anche per chi ha una busta paga non così tanto fissa.

Precario o con contratto a tempo indeterminato, nella stragrande maggioranza dei casi, il primo passo per raggiungere l’indipendenza è l’acquisto di una casa.

Ed ecco che si parla di primo mutuo. Le soluzioni per ottenere un mutuo comodo sono molteplici.

Esistono soluzioni finanziarie pensate e costruite su misura per la figura del docente.

Si tratta di forme di credito agevolato, in favore dei dipendenti del pubblico impiego, dunque anche docenti, personale ATA e personale scolastico in generale.

Grazie alla Convenzione stipulata fra il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e gli Istituti di Credito è possibile godere di prestiti con cessione del quinto in condizioni adeguate alla singola esigenza del richiedente. Grazie ad internet, poi, che favorisce la comunicazione a distanza e praticamente real-time, puoi fare richiesta per un prestito anche da casa, tramite tablet, pc o smartphone.

Basta entrare in contatto con un consulente, che renderà le diverse opzioni di prestito, tra cui la cessione del quinto, la delega di pagamento o il mutuo ipotecario, adeguate alla tua situazione e presentare i documenti necessari come alcuni documenti di identità e l’ultima busta paga.

Mentre, nel caso in cui tu sia ancora soggetto a contratti a tempo determinato, sarai ben visto dall’ente creditore se hai lavorato almeno 18 mesi nel corso dei due anni precedenti alla richiesta di prestito, oppure se risulti sotto contratto per almeno i sei mesi precedenti (ancora meglio se per i tre anni) al momento della richiesta di finanziamento, o ancora, se sei con contratto annuale ma soggetto a rinnovo. Sono inoltre numerose le finalità della richiesta. Non esiste solo il mutuo, puoi fare richiesta di presti per:

  • spese per calamità naturali come alluvioni, terremoti, etc
  • spese per rapina, furto e incendio
  • spese la costruzione della casa destinata ad uso residenziale
  • spese per il trasloco
  • spese per l’acquisto di una nuova auto
  • spese per la nascita (o l’adozione) di figli
  • spese per malattie gravi dei familiari che vanno a carico del richiedente e molte altre necessità o obiettivi.
  •  

Perché non devi fare richiesta di prestito solo se hai una necessità grave o sei nei guai. Puoi richiedere un finanziamento anche per realizzare uno di quei sogni che hai messo da parte nell’attesa di tempi migliori, quei tempi in cui fare qualcosa per te stesso non avrebbe tolto qualcos’altro ai tuoi figli, come un aiuto economico per finanziare i loro studi.

In definitiva, le occasioni per fare un salto di qualità nella propria vita non mancano se sei un insegnante.

 

Il consulente del credito giusto è dalla tua parte

per non sbagliare, l’unica cosa giusta che puoi fare è: non andare alla cieca. Puoi fare tutto da solo, ma rischi di non scegliere la soluzione migliore per te.

Affidarsi ad un consulente del credito che conosca le varie opzioni dedicate agli insegnanti è come avere una bussola: in mezzo a mille opzioni, il consulente ti indirizza verso le scelte per te più giuste, perché è la figura professionale preparata per l’occasione e che sta dalla tua parte.

È nel suo interesse aiutarti attraverso un’indagine personalizzata e ti permette di risparmiare tempo e preoccupazioni creando simulazioni di prestito da confrontare.

Istruendoti, come tu stesso fai con i tuoi studenti, ti fa capire come muovere un passo dietro l’altro nella giusta direzione per raggiungere il tuo obiettivo.